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Come “una sacerdotessa di una religione della natura“, così Giovanni Lilliu chiamava le donne esperte nell’arte del pane. La maestra panificatrice è depositaria di segreti e misteri che emanano sacro stupore e sarda bellezza.
Acqua, farina di grano si fondono per originare l’impasto, materia madre per creare incanto. E il pane si impreziosisce di trafori, simili al pizzo che orna il velo di una sposa. Opere d’arte che non si possono gustare, ma che arrivano lo stesso dritte al cuore: simbolo di identità in cui si rinnova il tacito patto con la propria terra.

Attraverso gesti millenari, Norma Argiolas crea alla perfezione del suo pane pintau in mostra anche all’Expo di Milano.
Ci accoglie nel suo laboratorio a Quartu Sant’Elena, una fucina nel giardino di casa che il marito, come atto d’amore, le ha costruito e donato. Sul tavolo da lavoro le lettere con decori amanuensi che compongono la scritta Sardegna. Ogni lettera di pane è decorata da infiorescenze quasi art déco, minuti dettagli pazienti in cui non è concesso sbaglio: «Le incisioni devono essere precise, chirurgiche, per non compromettere il risultato».
Un lavoro quasi miracoloso e certosino. «Non uso disegni preparatori, ma prima studio come farlo, realizzarlo e, infine, tagliarlo». Solo magistrale manualità di una donna sarda che sin da bambina assisteva e partecipava al rito della preparazione del pane. «Mi è sempre piaciuto impastare. Ricordo che la mattina presto, quando ancora le luci dell’alba erano fioche, andavo a casa della nonna ad aiutare».
Il dono pasquale preferito era il pane con l’uovo che rinnovava quello stupore di bambina che le aveva acceso il desiderio e la voglia di imparare.

Una volta entrata, però, nell’età adulta Norma accantona quella passione, si sposa e lavora dietro il banco di un negozio. «Avevo smesso di fare il pane, senza capire l’importanza delle tradizioni che non dovrebbero essere mai dimenticate e trascurate» ammette.
Coi figli ormai grandi, decide di iscriversi a un corso in cui riscoprire quell’antico amore della sua infanzia. In casa si esercita e scopre di non aver mai dimenticato quel sapere che la nonna le aveva insegnato: «Ho abbandonato il corso e ho creato subito un mio modo di fare e lavorare. Attraverso la preparazione del pane mi sono riconnessa con le mie origini come in un salto nel tempo» spiega.

Norma Argiolas diventa una maestra così abile da essere chiamata a tenere corsi nelle scuole, perché i giovani compiano il suo stesso cammino: il ritorno alle origini, perché si rinnovino perpetuamente. “Non insegno, ma tento di farlo tramandando alcune cose”

I merletti del pane sbocciano creati dalle sue mani e il decoro è “scrafangiau” grazie all’uso quasi magico di una launedda mattarello, coltellini e rotelline che il marito, rinnovando il filo dell’amore che lega questa storia, con dedizione le confeziona. Ogni pezzo è unico e siglato. Pane delle spose e non solo. Una creatività che non si ferma, ma che rielabora la tradizione rispettandola. Come il formato di pasta depositato a forma di colombella. Arte sarda esposta nel museo del pane di Borore, ma pronta anche a spiccare il volo oltre il mare.

(articolo di La donna Sarda)

Appuntamenti al Festival

SABATO 26 NOVEMBRE 

11.00 – 12.30 AREA LABORATORI Padiglione G Facciamo la pasta sarda: Is Malloreddus, Is andarinus, Is Malareddus, Pirrinius, Maccarrone de busa Norma Argiolas

17.00 – 19.00 AREA LABORATORI Pad G Facciamo la pasta sarda: la Fregula  Norma Argiolas

 

DOMENICA 27 NOVEMBRE

11.00– 12.30 AREA LABORATORI Pad G Facciamo la pasta sarda: la Fregula  Norma Argiolas

16.30 – 18.00 AREA LABORATORI Pad G Facciamo la pasta sarda: Is Malloreddus, Is andarinus, Is Malareddus, Pirrinius, Maccarrone de busa Norma Argiolas